Il capitale reticolare


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Una società solida, alla ricerca di una dimensione comunitaria della socialità e di una condivisione delle
passioni

di Enzo Risso, publica.swg

Impegnati nella rete familiare, sospinti verso una vigorosa dedizione nel volontariato, fluttuanti,
come la media nazionale, tra le reti amicali, distaccati e distanti dall’attenzione alla politica e
disincantati verso l’impegno civico. E’ questo, in breve, il ritratto dei trevigiani, messo a confronto
con le dinamiche nazionali.
La Marca trevigiana si dimostra una realtà territoriale che mantiene ancora un forte e attivo
tessuto sociale e reticolare. Un contesto più intrecciato e solido rispetto a quello che emerge
nella media del paese. Una reticolarità che ha garantito, nel tempo, la tenuta sociale locale e ha
supportato, se non agevolato, la lunga fase dello sviluppo degli scorsi decenni.
La Marca conferma, ancora oggi, una buona capacità di sviluppare una parte del proprio capitale
sociale. Assicura, nella forma e nel contenuto, il mantenimento di quelle caratteristiche che, nella
struttura delle relazioni sociali, facilitano l’azione cooperativa di individui, famiglie, gruppi sociali
e organizzazioni.
La famiglia, in questo territorio (come nel resto del paese, anche se con una pervasività
maggiore), continua ad essere la primaria fonte dell’iniziativa sociale e dell’imprenditorialità
diffusa, sia per i singoli sia per le formazioni sociali. Persiste nel suo ruolo di primo pilastro del
processo sociale, cui si lega un radicato senso dell’impegno altruistico individuale, mentre appare
in deficit quello civico e collettivo.
Nella realtà trevigiana appare perdurante, se osserviamo i dati di affezione e impegno sul fronte
familiare, del volontariato e anche su quello amicale, una socialità proiettata su quella che
possiamo definire la centralità di una relazionalità sotterranea e informale, che sostiene e
solidifica la quotidianità della vita in un complesso di reti di influenza , di cameratismi, di azione
verso l’altro e verso se stessi, di percorsi di amicizia e sostegno locale, di familismi e familiarismi,
nonché di altre forme di aiuto che si mantengono nel tempo e che sono costitutive del tessuto
sociale locale.
I dati rilevati portano alla luce anche la struttura del meccanismo di cambiamento in atto nel
territorio.
A chi ha accreditato (sovrastimando una dinamica relazionale determinata dall’incedere di una
società delle apparenze e dello sfoggio) un eccesso di vezzo minimalismo relazionale del
territorio, imperniato su una lettura che fa dell’individuo e dell’individualismo il cardine fondante
su cui si sarebbe delineata la socialità trevigiana negli ultimi anni, viene, in qualche modo
contraddetto, almeno per la sproporzione di peso assegnata a questi fattori.
Il quadro territoriale appare, in realtà, multipolare e multiforme, soggetto a una peculiare
eterogeneizzazione, a un politeismo dei valori e a una ologrammatica che stanno incidendo e
proiettando nuove o innovate dimensioni della relazionalità e della socialità locale.
Occorre, in ogni caso, essere cauti quando si trattano temi ad alata intangibilità come quelli della
reticolarità e del capitale sociale. Due temi in cui, l’intangibilità, è totale e non si riscontra solo nei
punti di partenza che sono alla base della produzione (materiale) o nei meccanismi (finanziari)
che indirettamente esso determina, ma si manifesta, anche e soprattutto, nel processo stesso di
capitalizzazione e nelle sue caratteristiche costitutive.
Nel suo complesso, l’indagine realizzata in provincia di Treviso, evidenzia una traiettoria locale in
cui la vita quotidiana non si fonda più solo e soltanto a partire dall’individuo (potente e solitario,
chiuso nella sua microsfera), ma si staglia lungo un nuovo bisogno di emozionalità, di
relazionalità con gli altri, di fusione di intenti e percezioni, di condivisione di percezioni e letture
della contemporaneità, di costruzione di gruppi, di congreghe, di connessioni e complicità.
C’è, in qualche modo, un ritorno (o una nuova andata) di passionalità comunitaria, una
tendenza che proietta verso l’altro. Che spinge sì ad imitarlo, ad apparire, alla ricerca dell’esserci,
ad individuare i tratti di comunanza e di clan attraverso un agire clanico oltreché individuale, ma
preme anche per una maggiore partecipazione emozionale con gli altri, a ricercare le ragioni e gli
affetti locali, particolari, situazionali, che valorizzano la persona nella sua completezza e
interezza, che danno rilievo alla capacità e possibilità di vivere le emozioni.
La crescita dell’attenzione per la rete familiare, l’impegno nel volontariato e le proiezioni verso il
mondo amicale, quindi, evidenziano una società trevigiana che avverte il bisogno di una nuova e
maggiore dimensione comunitaria della socialità.
Complessivamente, dall’analisi dei reticoli territoriali, emerge un quadro che contiene solidità e
fragilità, adeguatezze e inadeguatezze.
La realtà della Marca, sul fronte delle solidità, appare contraddistinta da ricchezza relazionale,
da forza del capitale sociale familiare e da ricchezza delle reti sociali. Sul versante delle fragilità,
il quadro appare più complesso e contraddittorio, con una tendenziale debolezza del capitale
civico; con un deficit delle risorse dei saperi e simboliche e, soprattutto, della capacità di
individuare un sistema di fini e obiettivi condivisi; con una fragile fiducia sistemica.
I buoni livelli di fiducia, specie quella interpersonale, sono certamente una grande possibilità per
questo territorio, uno dei fattori di adeguatezza del capitale sociale. Una risorsa che può essere
investita nello sviluppo e nella capacità di reagire di fronte alle complessità contemporanee.
La principale inadeguatezza per la Marca, specie dal punto di vista delle proiezioni economiche
e della relazione tra capitale sociale sviluppo, è legato al dato del familismo. La sua
preponderanza, specie in un’epoca globale e delle conoscenze limita la capacità di espandersi e
la capacità competitiva nelle economie globali, perchè ha una fragile disponibilità di capitale
sociale e umano.

 


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