Le sfide della Marca


Le sfide della Marca
La sfida complessiva per la Marca si gioca sul fronte del rapporto economia-societàterritorio, si basa sulla possibilità di ridefinire il modello endogeno di sviluppo, per renderlo adeguato alle sfide del mercato globale, della società della conoscenza e della società aperta. Come tale non si tratta di negare o cancellare quanto fatto, bensì di puntare su un riequilibrio del modello attuale di sviluppo e di società. Un processo caratterizzato da un percorso di sviluppo autosostenibile, fondato su una politica di rigerazione del territorio, su investimenti sull’innovazione, la ricerca e i saperi, nonché su una nuova attenzione ai fattori coesivi. Per determinare tale processo occorre ridefinire i processi di autolettura della società locale, con uno sforzo teso a non ripercorrere le certezze del passato, ma a cogliere le dinamiche in atto, con una certa “laicità” di pensiero e disponibilità a non cercare facili soluzioni localistiche (utili nel breve, ma deleterie sul lungo periodo). Per questo la sfida per la Marca non è unica ma si articola in più sfide per il futuro.

La sfida delle tre “S”
Il riequilibrio del modello attuale, attraverso un percorso di sviluppo autosostenibile, si incarna in un processo di maggiore dematerializzazione dei fattori di progresso. Dopo decenni delle famigerate tre “C”, l’obiettivo dovrebbe essere quello di incamminarsi su quelle che, per rimanere nella metafora delle lettere, potrebbero essere identificate come le tre “S” della trasformazione nella realtà globale: sostenibilità, saperi e società.

1. sostenibilità, per un uso equo e accorto delle risorse naturali e ambientali;

2. saperi, per un riposizionamento competitivo basato sull’innovazione, sulla ricerca e sul capitale delle conoscenze;

3. società, per una nuova politica di coesione sociale, mirante a includere i diversi settori sociali e a fare della Marca una realtà interagente.

La sfida dell’etica d’impresa
La Marca è un tessuto produttivo con una forte etica del lavoro e dell’impegno. Una realtà che oggi, specie per l’attenzione dedicata dall’associazione industriali, dedica energie e sforzi allo sviluppo dei bilanci sociali. In questo contesto, soprattutto, nel quadro dei recenti avvenimenti di Parmalat e Cirio, come dell’attenzione posta dai consumatori alleforme con cui vengono realizzati i prodotti (con particolare attenzione ai diritti dei minori), si pone una possibile nuova sfida per le imprese trevigiane, quella dell’etica d’impresa. Un tema che contiene fattori legati alla qualità ambientale e alla qualità del lavoro, ma anche alla tradizione di saper fare locale. L’ipotesi potrebbe essere quella di realizzare un consorzio che leghi la possibilità di utilizzare il marchio alla certificazione ambientale e sociale secondo standard riconosciuti e certificati da ben note procedure internazionali. Il consorzio potrebbe essere riconosciuto dalla Provincia di Treviso, in collaborazione con i ministeri competenti. Il tema non è nuovo. Amartya Sen ha più volte sottolineato che il successo globale di un'impresa è in larga misura un bene pubblico, da cui scaturiscono benefici collettivi. Questa consapevolezza porta con sé evidenti riflessi di natura etica, con lo spostamento dalla “virtù” aristotelica, intesa come capacità dell'uomo di essere migliore, all'etica weberiana della responsabilità. L'affermazione nell'impresa di valori condivisi dal management come dai dipendenti non è di oggi. Essa, infatti, è alla base dei primi “codici di condotta” adottati da grandi gruppi multinazionali, come Johnson & Johnson, il cui famoso “Credo” risale al 1943, Hewlett-Packard, Merck, General Electric e molti altri. Accanto a questi codici, spesso nati per reagire a scandali finanziari, vi è una seconda e più recente matrice che trae fondamento non tanto dalla pura e semplice ricerca dell'integrità quale valore-guida, quanto dalla crescente sensibilità ai profili di responsabilità sociale dell'impresa. Nel giugno 2001 Air France ha adottato una Charte sociale et ethique allo scopo di affermare l'adesione a valori e diritti fondamentali in tema di salute, sicurezza, dignità del lavoro. La Charte di Air France ha anticipato di poco la pubblicazione, avvenuta a Bruxelles nel luglio 2001, del Libro Verde della Commissione UE sulla responsabilità sociale delle imprese. Si tratta di un testo voluto per aprire una discussione sul possibile contributo delle imprese a migliorare la società e l'ambiente, nell'interesse stesso degli operatori economici: si ipotizza, ad esempio, che applicare regole avanzate nel settore della formazione, delle condizioni di lavoro e dei rapporti tra la direzione e il personale possa migliorare la produttività.

La globalizzazione dimostra, inoltre, che le imprese sono attori formidabili di un processo che potrebbe, pur sempre nella logica del mercato, rivelare la valenza economica espansiva dei comportamenti non egoistici. È questo il terreno sul quale si misurano le opposte vedute di chi vorrebbe le imprese impegnate anche nella ricerca di una funzione etica; e di chi, al contrario, vorrebbe lasciare alle regole di mercato la funzione riequilibratrice delle disparità nei livelli di sviluppo. Come insegnava Einaudi, il mercato soddisfa domande, non bisogni. Ma qui non si tratta di sfoderare i preconcetti alla base di un certo tipo di rifiuto intellettuale delle regole di mercato. La questione è, semmai, non cadere nell'eccesso opposto, al punto da ignorare che il mercato da solo non è in grado di supplire, per dirla ancora con Amartya Sen, alla necessità vitale di "beni pubblici", come sono l'ambiente, la salute, l'integrità personale. D'altra parte è bene ricordare che il mercato, come la democrazia, è un sistema in continua evoluzione. Ciò significa, in qualche modo, cercare di sforzarsi di contribuire alla positiva trasformazione del modello che si evolve sotto i nostri occhi, senza, ovviamente, confondere i ruoli e attribuire alle imprese, con il pretesto dell'etica, un'indebita supplenza in compiti e funzioni che loro non appartengono.

La sfida della riqualificazione dei centri storici
Le tante Marche, i tanti centri che compongono la provincia di Treviso devono giocare una peculiare partita della qualità: quella della valorizzazione e qualificazione dei centri storici. L’obiettivo è realizzare interventi per riqualificare la capacità di gravitazione e accoglienza dei centri storici. Un’azione che tende a modellare tali realtà in centri di qualità della vita e dell’incontro e in centri commerciali naturali. Un’operazione che si gioca in termini di interventistrutturali sui parcheggi, sugli arredi urbani, sull’illuminazione, sulle vetrine commerciali, sulla realizzazione di marchi e di percorsi di valorizzazione delle peculiarità commerciali, sul restauro di edifici. Un piano complessivo che preveda uno studio-ricerca sui possibili fondi europei, nazionali e regionali, ma anche privati per finanziarie alcuni progetti pilota; il coinvolgimento delle amministrazioni locali per un approccio integrato alla tematica della riqualificazione dei centri storici; l’individuazione delle amministrazioni che intendono operare in partnership nei progetti pilota di riqualificazione e rivitalizzazione dei centri storici; il coinvolgimento degli attori locali, dei commercianti e degli artigiani e delle associazioni di categoria.

La sfida del learning region e di un sistema di informazione, formazione e innovazione e la creazione di una management company
Considerata la tipologia delle imprese e del sistema della Marca non c’è una sola sfida sul sistema delle conoscenze e dei saperi, ma tante sfide: quella della nuova classe dirigentedi seconda generazione; quella della conoscenza, con la formazione lungo l’arco della vita e formazione degli occupati nel lavoro; quella per il sociale, con sostegno alle imprese del terzo settore; quella della formazione al globale, con il trasferimento di innovazione e opportunità alle imprese; quella della tradizione, con il recupero e la valorizzazione del passato quale motore del futuro; quella della formazione all’ambiente, con l’eco-development quale sfida della conoscenza, prima che dell’impresa; quella della formazione alla qualità del lavoro e quella della formazione dei lavoratori espulsi dai processi lavorativi. Per affrontare queste sfide si potrebbe puntare su due fronti. Il primo coinvolge la formazione permanente e il tema delle competenze. Il sistema locale dovrebbe cercare di evolvere verso un modello di learning region, verso un sistema di produzione in cui l’apprendimento, l’adattamento ai cambiamenti e l’innovazione determinano un percorso di evoluzione continua. Il secondo fronte, invece, riguarda le politiche innovative, legate ai processi della conoscenza e potrebbe essere un sistema basato su Informazione (raccolta dei bisogni formativi espressi e latenti e delle opportunità, analisi delle conoscenze del territorio e delle sue competenze), Formazione (permanente, nel lavoro, dei manager, degli imprenditori, alla successione d’impresa, dei formatori); Innovazione (incentrato sulla fertilizzazione e sul trasferimento di competenze e conoscenze). Il sistema I.F.I., dovrebbe funzionare come un network di integrazione territoriale della formazione, che mette in rete quanto accade sul territorio e come management company della Marca. L’obiettivo della Management Company è aumentare la capacità competitiva delle filiera territoriali. La MC potrebbe avere il compito: di svolgere studi e ricerche volti a ricavare elementi utili per aumentare la competitività dei settori; di sostenere la creazione di nuovi campi di interventi e di opportunità nell’ambiente, nel turismo, nella valorizzazione del territorio; di stimolare e accompagnare lo sviluppo della ricerca, dell’innovazione, del trasferimento tecnologico, della formazione ai servizi e dello sviluppo del credito e dell’unione di imprese.

La sfida della coesione sociale: lettura delle dinamiche sociali, per affermare un nuovo modello di benessere
Interpretare e delineare un nuovo quadro di sviluppo sociale del territorio è, innanzitutto, uno sforzo di rilettura o di nuova lettura delle sue dinamiche sociali. Un processo che, prima di essere raccolta di informazioni, deve essere il tentativo di leggere attraverso una nuova lente, incentrata sull’essere e sull’individuo, le dinamiche presenti nel territorio. La sfida è quella di realizzare, in modo partecipato, una mappa sociale della provincia che sappia decifrare i fenomeni a partire dai processi di esclusione sociale, per arrivare alle dinamiche della normalità.

Si tratta di analizzare:

- i processi di dequalificazione, che comprendono tutti quei fattori che impediscono il raggiungimento di un livello di qualità della vita adeguato agli standard dell’area. Quindi: difficoltà di accesso al lavoro, reddito sotto la soglia della povertà, precarietà della famiglia, dequalificazione legata alla salute, discriminazione di genere, abbandono sociale, difficoltà di accesso ai servizi, difficoltà di accesso alla formazione e all’istruzione, difficoltà ambientali, effetti e dinamiche delle migrazioni.

- i processi di disorientamento, ovvero i fattori di rischio che riducono la capacità di controllare l’ambiente in cui si vive, come ad esempio le difficoltà di accesso alle informazioni e alla cultura;

- i processi di disordine: i fattori che espongono le persone agli effetti dei conflitti istituzionali o organizzativi delle pubbliche amministrazioni e delle agenzie erogatrici di servizi, come ad esempio l’assenza di controllo sul territorio e la carenza di funzionamento dello Stato;

- i processi di perdita del capitale sociale relazionale che tendono a limitare o impedire la formazione o l’utilizzazione di risorse umane per la costruzione o la ricostruzione della coesione sociale e della capacità di sicurezza.

La sfida della nuova classe imprenditoriale
E’ la sfida della costruzione di un nuovo ceto dirigente, di seconda generazione. È una sfida culturale, in primis, ma anche di nuova percezione del ruolo dell’imprenditorialità nel territorio.

La sfida ambientale
La nuova stagione di sviluppo della Marca si gioca non solo sul terreno economico e su quello della nuova coesione sociale, ma anche su quello di un riassetto del territorio e sulla definizione di nuove tendenze nel rapporto con le politiche ambientali.

Come tale si possono individuare due priorità: un sistema di gestione del territorio, equo, sostenibile e innovativo; la concezione dell’ambiente quale motore dello sviluppo.

Non si tratta solo di qualificare lo sviluppo come un processo di collaborazione tra enti e amministrazioni, in grado di evitare doppioni, storture e sprechi di territorio, ma si tratta di identificare nei principi dell’integrazione funzionale, della cooperazione e della sostenibilità ambientale, della qualità architettonico – ambientale dei nuovi insediamenti (e nella riqualificazione

di quelli esistenti), i fattori guida delle scelte e delle forme di programmazione dello sviluppo. L’obiettivo di fondo è quello di puntare a un sistema che individua nell’eco-sviluppo uno dei fattori della crescita della Marca.


Piano strategico della Provincia di Treviso

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