Cambio di modello


Il modello attuale

Il binomio tante città-molteplici realtà Ragionare della Marca significa riflettere sulla complessità, sull’interazione tra globale e locale, in uno dei centri di maggior solidificazione delle dinamiche contemporanee.

La Marca è un’area in cui si condensano, si contrappongono e provano a trovare sintesi tutte le ragioni dello sviluppo nell’età della società dell’informazione e del dopo lo sviluppo.

Ragioni e entità che sono sempre più complesse da governare. Bob Kennedy, ormai quasi cinquant’anni fa, ricordava che “nel Prodotto Interno Lordo ci sono le nostre ricchezze, ma ci sono anche cose che non rappresentano il massimo della qualità della vita”. Un tema da ricordare con attenzione specie in un mondo globale in cui il confronto non avviene più solo sul fronte della produttività, ma su quello della qualità della vita offerta, della dinamicità di un territorio, dell’appeal culturale, della qualità ambientale, dell’offerta logistica, della potenza dell’innovazione e della ricerca.

In tale ambito si afferma sempre di più l’esigenza di valutare l’entità territoriale nel suo complesso, considerando le differenti variabili della crescita e soprattutto individuando le local collective competition goods.

Nella realizzazione di un complesso quadro di sviluppo, è sempre più indispensabile valutare la realtà territoriale, come un contenitore globale, una realtà ricca di capitale umano, sociale e imprenditoriale. Un patrimonio su cui l’intera comunità, sotto la spinta delle sue istituzioni (in primis la Provincia), deve saper riflettere e da cui deve saper partire per progettare e definire percorsi di crescita coerenti, condivisi e partecipati. Come tale si deve prestare attenzione alle tante “Marche” esistenti, a quella economica e produttiva, come a quella sociale e culturale, senza dimenticare quella delle povertà e delle nuove povertà, nonché quella delle donne, dei giovani, degli anziani e degli immigrati. In una parola, occorre valutare la realtà provinciale non solo nei suoi trend economici, ma anche in quella che possiamo definire la Marca Vissuta. In essa troviamo il dato più concreto della modernità di un territorio, compresso tra globale e locale. La Marca vissuta racconta la comunità della provincia di Treviso, con il suo portato di fatiche e pesi; di costi e opportunità; di una ricerca di sicurezza sia dal punto di vista del cittadino, sia da quello complessivo, della collettività.

La Marca vissuta è sintesi di tante città e comunità, di differenti distretti e tessuti ambientali, di tante reti sociali e comunitarie, della percezione del futuro e del presente da parte dei cittadini e delle categorie economiche.

Essa non è solo il portato concreto del policentrismo dello sviluppo, è anche il frutto di un territorio e della sua entità, fondata sul vissuto quotidiano delle relazioni umane, di lavoro, come delle paure, delle preoccupazioni. Marca vissuta vuol dire cercare di leggere questo territorio provinciale come una grande e diversificata rete formata da una costellazione di reti, luogo in cui sono coinvolte entità differenti e diverse (tutte da rispettare e valorizzare) e spazio in cui condividere speranze e nuove regole per lo sviluppo.

 Le tre “C” del modello della Marca

La provincia di Treviso, sulla soglia del XXI secolo, appare una società dall’incedere incerto, conscia della propria storia, orgogliosa del proprio sviluppo, ma anche spaventata e, in alcune sue componenti, fragile di fronte alle sfide globali. Una realtà che non è ripiegata su se stessa, che non è in crisi, ma si dimostra attendista nell’affrontare la nuova fase di trasformazione che ha difronte. Una società che avverte i segni e i segnali del bisogno di cambiare, l’affacciarsi di un preoccupante sfilacciamento sociale, di un consumo eccessivo delle risorse ambientali e del territorio, di una tendenziale dis-qualità della vita e del modello di crescita che si è affermato, di un deficit di capitale delle conoscenze, di una concorrenza internazionale: tutti elementi che spingono verso una rilettura e soprattutto una ridefinizione del modello di sviluppo endogeno.

Realtà ancorata al suo capitalismo d’impresa (di piccola e media impresa), il modello economico trevigiano avverte (e, in parte, soffre) gli effetti imposti, almeno nei paesi più avanzati, dal nuovo capitalismo delle conoscenze, come quelli di una dinamica dislocativa che non può essere perseguita all’infinito, senza intaccare le performance territoriali.

La società trevigiana, tuttavia, appare ancora in mezzo al guado, un po’ ferma, un po’ avvolta in una nebulosa della sviluppo. Ancora oggi la maggioranza dei trevigiani percepisce la dimensione dello sviluppo ancorata ai successi di ieri, alle classiche tre “C”, casa, camion e capannon20. Forma di autodifesa. Forma di presunzione, allo stesso tempo. Forma di difficoltà, dietro cui si nasconde la complessità nell’immaginare le nuove dimensioni della crescita nella società globale. La principale difficoltà per il territorio è, quindi, quella di identificare il bisogno di cambiamento e di riconoscere, per rimanere nella metafora delle lettere, che le vecchie tre “C” della crescita oggi non solo non possono più garantire una reale nuova stagione di sviluppo, ma hanno costi socio-ambientali elevati (si pensi all’inquinamento e all’uso del territorio), che la società contemporanea non è più disposta a pagare.

Le sfide della Marca

La sfida complessiva per la Marca si gioca sul fronte del rapporto economia-societàterritorio, si basa sulla possibilità di ridefinire il modello endogeno di sviluppo, per renderlo adeguato alle sfide del mercato globale, della società della conoscenza e della società aperta. Come tale non si tratta di negare o cancellare quanto fatto, bensì di puntare su un riequilibrio del modello attuale di sviluppo e di società. Un processo caratterizzato da un percorso di sviluppo autosostenibile, fondato su una politica di rigerazione del territorio, su investimenti sull’innovazione, la ricerca e i saperi, nonché su una nuova attenzione ai fattori coesivi. Per determinare tale processo occorre ridefinire i processi di autolettura della società locale, con uno sforzo teso a non ripercorrere le certezze del passato, ma a cogliere le dinamiche in atto, con una certa “laicità” di pensiero e disponibilità a non cercare facili soluzioni localistiche (utili nel breve, ma deleterie sul lungo periodo). Per questo la sfida per la Marca non è unica ma si articola in più sfide per il futuro.

La sfida delle tre “S”

Il riequilibrio del modello attuale, attraverso un percorso di sviluppo autosostenibile, si incarna in un processo di maggiore dematerializzazione dei fattori di progresso. Dopo decenni delle famigerate tre “C”, l’obiettivo dovrebbe essere quello di incamminarsi su quelle che, per rimanere nella metafora delle lettere, potrebbero essere identificate come le tre “S” della trasformazione nella realtà globale: sostenibilità, saperi e società.

1. sostenibilità, per un uso equo e accorto delle risorse naturali e ambientali;

2. saperi, per un riposizionamento competitivo basato sull’innovazione, sulla ricerca e sul capitale delle conoscenze;

3. società, per una nuova politica di coesione sociale, mirante a includere i diversi settori sociali e a fare della Marca una realtà interagente.

La sfida dell’etica d’impresa

La Marca è un tessuto produttivo con una forte etica del lavoro e dell’impegno. Una realtà che oggi, specie per l’attenzione dedicata dall’associazione industriali, dedica energie e sforzi allo sviluppo dei bilanci sociali. In questo contesto, soprattutto, nel quadro dei recenti avvenimenti di Parmalat e Cirio, come dell’attenzione posta dai consumatori alleforme con cui vengono realizzati i prodotti (con particolare attenzione ai diritti dei minori), si pone una possibile nuova sfida per le imprese trevigiane, quella dell’etica d’impresa. Un tema che contiene fattori legati alla qualità ambientale e alla qualità del lavoro, ma anche alla tradizione di saper fare locale. L’ipotesi potrebbe essere quella di realizzare un consorzio che leghi la possibilità di utilizzare il marchio alla certificazione ambientale e sociale secondo standard riconosciuti e certificati da ben note procedure internazionali. Il consorzio potrebbe essere riconosciuto dalla Provincia di Treviso, in collaborazione con i ministeri competenti. Il tema non è nuovo. Amartya Sen ha più volte sottolineato che il successo globale di un'impresa è in larga misura un bene pubblico, da cui scaturiscono benefici collettivi. Questa consapevolezza porta con sé evidenti riflessi di natura etica, con lo spostamento dalla “virtù” aristotelica, intesa come capacità dell'uomo di essere migliore, all'etica weberiana della responsabilità. L'affermazione nell'impresa di valori condivisi dal management come dai dipendenti non è di oggi. Essa, infatti, è alla base dei primi “codici di condotta” adottati da grandi gruppi multinazionali, come Johnson & Johnson, il cui famoso “Credo” risale al 1943, Hewlett-Packard, Merck, General Electric e molti altri. Accanto a questi codici, spesso nati per reagire a scandali finanziari, vi è una seconda e più recente matrice che trae fondamento non tanto dalla pura e semplice ricerca dell'integrità quale valore-guida, quanto dalla crescente sensibilità ai profili di responsabilità sociale dell'impresa. Nel giugno 2001 Air France ha adottato una Charte sociale et ethique allo scopo di affermare l'adesione a valori e diritti fondamentali in tema di salute, sicurezza, dignità del lavoro. La Charte di Air France ha anticipato di poco la pubblicazione, avvenuta a Bruxelles nel luglio 2001, del Libro Verde della Commissione UE sulla responsabilità sociale delle imprese. Si tratta di un testo voluto per aprire una discussione sul possibile contributo delle imprese a migliorare la società e l'ambiente, nell'interesse stesso degli operatori economici: si ipotizza, ad esempio, che applicare regole avanzate nel settore della formazione, delle condizioni di lavoro e dei rapporti tra la direzione e il personale possa migliorare la produttività.

La globalizzazione dimostra, inoltre, che le imprese sono attori formidabili di un processo che potrebbe, pur sempre nella logica del mercato, rivelare la valenza economica espansiva dei comportamenti non egoistici. È questo il terreno sul quale si misurano le opposte vedute di chi vorrebbe le imprese impegnate anche nella ricerca di una funzione etica; e di chi, al contrario, vorrebbe lasciare alle regole di mercato la funzione riequilibratrice delle disparità nei livelli di sviluppo. Come insegnava Einaudi, il mercato soddisfa domande, non bisogni. Ma qui non si tratta di sfoderare i preconcetti alla base di un certo tipo di rifiuto intellettuale delle regole di mercato. La questione è, semmai, non cadere nell'eccesso opposto, al punto da ignorare che il mercato da solo non è in grado di supplire, per dirla ancora con Amartya Sen, alla necessità vitale di "beni pubblici", come sono l'ambiente, la salute, l'integrità personale. D'altra parte è bene ricordare che il mercato, come la democrazia, è un sistema in continua evoluzione. Ciò significa, in qualche modo, cercare di sforzarsi di contribuire alla positiva trasformazione del modello che si evolve sotto i nostri occhi, senza, ovviamente, confondere i ruoli e attribuire alle imprese, con il pretesto dell'etica, un'indebita supplenza in compiti e funzioni che loro non appartengono.

 La sfida della riqualificazione dei centri storici

Le tante Marche, i tanti centri che compongono la provincia di Treviso devono giocare una peculiare partita della qualità: quella della valorizzazione e qualificazione dei centri storici. L’obiettivo è realizzare interventi per riqualificare la capacità di gravitazione e accoglienza dei centri storici. Un’azione che tende a modellare tali realtà in centri di qualità della vita e dell’incontro e in centri commerciali naturali. Un’operazione che si gioca in termini di interventistrutturali sui parcheggi, sugli arredi urbani, sull’illuminazione, sulle vetrine commerciali, sulla realizzazione di marchi e di percorsi di valorizzazione delle peculiarità commerciali, sul restauro di edifici. Un piano complessivo che preveda uno studio-ricerca sui possibili fondi europei, nazionali e regionali, ma anche privati per finanziarie alcuni progetti pilota; il coinvolgimento delle amministrazioni locali per un approccio integrato alla tematica della riqualificazione dei centri storici; l’individuazione delle amministrazioni che intendono operare in partnership nei progetti pilota di riqualificazione e rivitalizzazione dei centri storici; il coinvolgimento degli attori locali, dei commercianti e degli artigiani e delle associazioni di categoria.

 La sfida del learning region e di un sistema di informazione, formazione e innovazione e la creazione di una management company

Considerata la tipologia delle imprese e del sistema della Marca non c’è una sola sfida sul sistema delle conoscenze e dei saperi, ma tante sfide: quella della nuova classe dirigentedi seconda generazione; quella della conoscenza, con la formazione lungo l’arco della vita e formazione degli occupati nel lavoro; quella per il sociale, con sostegno alle imprese del terzo settore; quella della formazione al globale, con il trasferimento di innovazione e opportunità alle imprese; quella della tradizione, con il recupero e la valorizzazione del passato quale motore del futuro; quella della formazione all’ambiente, con l’eco-development quale sfida della conoscenza, prima che dell’impresa; quella della formazione alla qualità del lavoro e quella della formazione dei lavoratori espulsi dai processi lavorativi. Per affrontare queste sfide si potrebbe puntare su due fronti. Il primo coinvolge la formazione permanente e il tema delle competenze. Il sistema locale dovrebbe cercare di evolvere verso un modello di learning region, verso un sistema di produzione in cui l’apprendimento, l’adattamento ai cambiamenti e l’innovazione determinano un percorso di evoluzione continua. Il secondo fronte, invece, riguarda le politiche innovative, legate ai processi della conoscenza e potrebbe essere un sistema basato su Informazione (raccolta dei bisogni formativi espressi e latenti e delle opportunità, analisi delle conoscenze del territorio e delle sue competenze), Formazione (permanente, nel lavoro, dei manager, degli imprenditori, alla successione d’impresa, dei formatori); Innovazione (incentrato sulla fertilizzazione e sul trasferimento di competenze e conoscenze). Il sistema I.F.I., dovrebbe funzionare come un network di integrazione territoriale della formazione, che mette in rete quanto accade sul territorio e come management company della Marca. L’obiettivo della Management Company è aumentare la capacità competitiva delle filiera territoriali. La MC potrebbe avere il compito: di svolgere studi e ricerche volti a ricavare elementi utili per aumentare la competitività dei settori; di sostenere la creazione di nuovi campi di interventi e di opportunità nell’ambiente, nel turismo, nella valorizzazione del territorio; di stimolare e accompagnare lo sviluppo della ricerca, dell’innovazione, del trasferimento tecnologico, della formazione ai servizi e dello sviluppo del credito e dell’unione di imprese.

 La sfida della coesione sociale: lettura delle dinamiche sociali, per affermare un nuovo modello di benessere

Interpretare e delineare un nuovo quadro di sviluppo sociale del territorio è, innanzitutto, uno sforzo di rilettura o di nuova lettura delle sue dinamiche sociali. Un processo che, prima di essere raccolta di informazioni, deve essere il tentativo di leggere attraverso una nuova lente, incentrata sull’essere e sull’individuo, le dinamiche presenti nel territorio. La sfida è quella di realizzare, in modo partecipato, una mappa sociale della provincia che sappia decifrare i fenomeni a partire dai processi di esclusione sociale, per arrivare alle dinamiche della normalità.

Si tratta di analizzare:

- i processi di dequalificazione, che comprendono tutti quei fattori che impediscono il raggiungimento di un livello di qualità della vita adeguato agli standard dell’area. Quindi: difficoltà di accesso al lavoro, reddito sotto la soglia della povertà, precarietà della famiglia, dequalificazione legata alla salute, discriminazione di genere, abbandono sociale, difficoltà di accesso ai servizi, difficoltà di accesso alla formazione e all’istruzione, difficoltà ambientali, effetti e dinamiche delle migrazioni.

- i processi di disorientamento, ovvero i fattori di rischio che riducono la capacità di controllare l’ambiente in cui si vive, come ad esempio le difficoltà di accesso alle informazioni e alla cultura;

- i processi di disordine: i fattori che espongono le persone agli effetti dei conflitti istituzionali o organizzativi delle pubbliche amministrazioni e delle agenzie erogatrici di servizi, come ad esempio l’assenza di controllo sul territorio e la carenza di funzionamento dello Stato;

- i processi di perdita del capitale sociale relazionale che tendono a limitare o impedire la formazione o l’utilizzazione di risorse umane per la costruzione o la ricostruzione della coesione sociale e della capacità di sicurezza.

 La sfida della nuova classe imprenditoriale

E’ la sfida della costruzione di un nuovo ceto dirigente, di seconda generazione. È una sfida culturale, in primis, ma anche di nuova percezione del ruolo dell’imprenditorialità nel territorio.

 La sfida ambientale

La nuova stagione di sviluppo della Marca si gioca non solo sul terreno economico e su quello della nuova coesione sociale, ma anche su quello di un riassetto del territorio e sulla definizione di nuove tendenze nel rapporto con le politiche ambientali.

Come tale si possono individuare due priorità: un sistema di gestione del territorio, equo, sostenibile e innovativo; la concezione dell’ambiente quale motore dello sviluppo.

Non si tratta solo di qualificare lo sviluppo come un processo di collaborazione tra enti e amministrazioni, in grado di evitare doppioni, storture e sprechi di territorio, ma si tratta di identificare nei principi dell’integrazione funzionale, della cooperazione e della sostenibilità ambientale, della qualità architettonico – ambientale dei nuovi insediamenti (e nella riqualificazione

di quelli esistenti), i fattori guida delle scelte e delle forme di programmazione dello sviluppo. L’obiettivo di fondo è quello di puntare a un sistema che individua nell’eco-sviluppo uno dei fattori della crescita della Marca.

Con il Piano strategico è stato avviato un duplice processo:

- Il primo è quello di ridefinizione del modello di sviluppo del trevigiano;

- Il secondo, conseguente al primo, è quello di riposizionamento competitivo globale.

Il piano strategico, mettendo insieme le energie di tutti gli attori del territorio, quelle economiche, sociali, civiche, culturali, ambientali e distrettuali permette:

il superamento del pragmatismo volontaristico, con lo sviluppo di azioni progettuali concrete e, soprattutto, condivise;

il superamento della tendenza al caos, all’entropia degli obiettivi e delle azioni, per una maggiore unitarietà di scelte e interventi;

lo sviluppo di una nuova plurireticolarità nella definizione e progettazione degli interventi

il superamento delle visioni per comparti e solo economicistiche, tipiche del sistema distrettuale

 

 


Piano strategico della Provincia di Treviso

Per informazioni: tel 0422656004 - fax 0422.656354 - mail: pianostrategico@provincia.treviso.it